• marino musilli odontoiatra

  • Area Odontoiatri

    biomeccanica e tecniche ortodontiche

Gentile Collega,

questa sezione è riservata a chi ha effettuato un qualsiasi Corso col Dr. Musilli. Questa limitazione serve sia a fornire ampio spazio e pieno supporto a chi ha seguito dei Corsi, sia a ridurre e semplificare le comunicazioni, grazie ad una base culturale condivisa.

Gentile Collega, se vuoi accedere alla versione completa effettua la

REGISTRAZIONE GRATUITA

23
Settembre
2014

Ortodonzia invisibile: malocclusione caratterizzata da un canino ectopico vestibolare

commento articolo Dr. A. Mariniello | a cura di Marino Musilli

Ortodonzia invisibile: malocclusione caratterizzata da un canino ectopico vestibolare

Mi complimento con la dottoressa per la qualità espressa sia nella modalità di presentazione, sia nell’impegno profuso nella gestione del caso asimmetrico con tecnica linguale senza attacchi da me ideata che per l’accuratezza nella modellazione fili.

Ci conosciamo da tempo, anche se da un po’ non vedevo casi suoi, e devo ammettere che la gestione del caso esprime una capacità migliorata nel tempo nel far fronte ai possibili imprevisti, legati comunque alla conduzione del caso.

Buono il risultato finale, anche se non sono completamente d’accordo sulla gestione dei passaggi intermedi. Grazie innanzitutto per aver documentato e pubblicato gran parte dei passaggi intermedi stessi che consentono a noi  tutti di capire i dettagli ed a lei di mettersi in discussione, in linea con gli obiettivi di chi pubblica.

Valutazioni di natura biomeccanica dei dispositivi usati nell’articolo:

Premesso che, il lato in cui era presente la malocclusione di seconda classe ed il canino ectopico, necessitavano di una distalizzazione di circa 4 – 5 mm di 26, 25 e 24 e l’ancoraggio iniziale era un 28, sarei partito con un massimo ancoraggio posteriore oppure ancora con l’ancoraggio scheletrico, vista la disponibilità della paziente all’uso delle miniviti.

La prima molla usata, non avendo un ansa con andamento verticale non favorisce il movimento radicolare e quindi il primo movimento è avvenuto con ancoraggio medio e senza controllo delle radici, ma solo con un parziale controllo rotazionale. Va considerato inoltre che quella posizione dell’ansa costituisce un limite all’uso prolungato dell’ansa stessa (occupa uno spazio che deve essere chiuso).

La seconda ansa è una replica della prima (con un ingombro minore nello spazio edentulo rispetto alla precedente, perché la precedente non consentiva più la chiusura spazio), con in più una sorta di maniglione, per consentire l’applicazione di una catenella elastica con azione antirotazionale sul 28.

Entrambi queste anse non hanno avuto un controllo sulle radici. Lo stesso effetto, incluso il controllo rotazionale, poteva essere ottenuto con due catenelle elastiche fin dall’inizio tra 26 e 28 rispettivamente bondate sulle superfici palatali e vestibolari di entrambi.

Una volta mesializzato il 28 (che probabilmente sarebbe potuto migrare spontaneamente) nasce l’esigenza di bloccarne l’ulteriore avanzamento, e contemporaneamente la necessità di un ancoraggio assoluto per la distalizzazione di 24, 25 e 26.

Una minivite palatale per entrambi i problemi è una soluzione, così come buona è l’intuizione di usate un power arm sul settore da distalizzare (mi sarei limitato come traslazione a 25 e 26, visto che il movimento del 24 è una movimento solo della corona), meglio però due miniviti per il controllo rotazionale del settore da distalizzare. Il mio quesito però è ancora una volta, perché occupare con due miniviti uno spazio che dovrà essere chiuso? Non sarebbe stato meglio un sistema a cerniere sempre su due miniviti per ottenere le stesse cose? (vedi figura schematica precedente)

All’arcata inferiore un filo intercciato ben gestito ha risolto l’affollamento con proclinazione dei frontali, mi auguro in contemporanea all’espansione dei frontali superiori, per evitare precontatti tra gli incisivi.

All’arcata superiore, oltre al filo inizialmente descritto per l’allineamento dei frontali, se ne sono succeduti molti altri di cui non si fa menzione, ma di cui si può osservare traccia nella foto a più ingrandimento dell’allineamento del 23.

L’attivazione descritta, piuttosto che agire in correzione di mediana come descritto, dà una espansione asimmetrica dei frontali superiori, maggiore a sinistra, che contribuisce a ridurre la discrepanza delle mediane dentarie.

Nelle rifiniture poteva essere migliorato il controllo del tip di 23, 24, 25, 26 e 28, in particolare di 26 e 28, che hanno sofferto della presenza delle mininiviti, ostacolo al movimento dentario, in una zona che doveva essere occupata dalle radici.

 

Grazie alla dottoressa per aver pubblicato il caso e per aver adottato questa tecnica, dimostrando implicitamente che, con un po’ di impegno, può essere eseguita da tutti.

 

FONTE


Link:  http://www.zerodonto.com/2012/12/ortodonzia-invisibile-malocclusione.html

 

3.0/5 di voti (3 voti)

Commenti (0)

Lascia un commento

Please login to leave a comment.

UA-56087452-1